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variabilità

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variabilità (Wikipedia approfondimento) f inv

  1. (psichiatria) (psicologia) al di là della soggettività, nota già nella filosofia antica e più recente e che qui è il set percettivo del “singolo individuo”, la variabilità naturale concerne differenti stati della percezione che risulta più intensa soltanto in alcuni casi: per quanto riguarda l'ambito dell'intelletto o del pensiero, tali variazioni rientrano nell'analisi della vigilanza o della lucidità della coscienza, dove l'intensità dell'attività mentale può oscillare tra l'ipervigilanza e l'ottundimento. Poi c’è la soglia sensoriale, che può essere “assoluta” e “differenziale” ed in psicofisica, la sensibilità di un individuo è misurata attraverso queste due: il livello minimo di intensità che uno stimolo deve avere per essere avvertito (persone diverse hanno soglie differenti: un "super-taster", ad esempio, percepisce i sapori con un'intensità molto superiore alla media); poi il livello in cui la capacità si manifesta nel rilevare la minima differenza tra due stimoli (per esempio due tonalità di colore quasi identiche)
    • tra ricerca e casi vari, quello della variabilità naturale è un aspetto dell’essere umano noto in psichiatria soltanto in questi ultimi anni
  2. propensione a sottostare ad impreviste modifiche
  3. (statistica) (matematica) capacità di un dato numerico di manifestarsi in più modi diversi
va | ria | bi | li | tà

AFI: /varjabiliˈta/

Da variabile, dal latino tardo variabĭlis che deriva da variare cioè "variare"; vedi anche vario

Vedi le traduzioni
matematica, economia, statistica, biologia

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